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🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
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Procida
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mwigProcida (mwiwmwjaAFI: /ˈprɔʧida/cite-ref-5[5]cite-ref-6[6]; mwlgProceta, /ˈprɔʧətə/ in mwmanapoletanocite-ref-7[7]) è un mwnqcomune italiano di mwng9 955 abitanticite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-2-1[2] della mwowcittà metropolitana di Napoli in mwpaCampania. Il territorio comunale comprende interamente le isole di Procida e mwpqVivara.

Contents

Storia
Simboli
Altro
Altro
Musei
Sport
Note

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Geografia fisica

L'isola di Procida ha una superficie di 3,7mwqq km². Il perimetro, estremamente frastagliato, misura circa 16mwqg km. La superficie comunale ricopre interamente lmwqw'mwraisola di Procida e il vicino mwrqisolotto di Vivara (0,4mwrg km²), due isole del mwrwgolfo di Napoli appartenenti al gruppo delle mwsaisole Flegree.

Il rilievo più elevato è rappresentato dalla collina di Terra Murata (91mwsg m), sovrastata da un borgo fortificato di origine medioevale.

L'isola si trova a una distanza minima dalla terraferma di circa 3,4mwta km (mwtqCanale di Procida) ed è collegata da un piccolo ponte alla vicina isola di Vivara.

Le sue coste, in alcune zone basse e sabbiose, altrove a picco sul mare, danno vita a diverse baie e promontori che offrono riparo alla piccola navigazione e hanno permesso la nascita di ben tre porticcioli sui versanti settentrionale, orientale e meridionale dell'isola. Gran parte del suo litorale viene tutelata dall'mwtwarea marina protetta Regno di Nettuno.

Tradizionalmente, il centro abitato viene diviso in nove contrade, dette mwuqgrancìe: Terra Murata (il borgo più antico), Corricella (un caratteristico borgo di pescatori), Sent'cò con il porto commerciale di Marina Grande, San Leonardo, Santissima Annunziata (anche detta Madonna della Libera), Sant'Antuono, Sant'Antonio e Chiaiolella (un porto turistico nella parte meridionale dell'isola).

La formazione dell'isola

Dal punto di vista mwvageologico, l'isola è completamente di origine vulcanica, nata dalle eruzioni di almeno quattro diversi mwvqvulcani (databili tra mwvg55000 e mwvw17000 anni fa), oggi completamente spenti e in gran parte sommersi.

Per modalità di formazione e morfologia, l'isola di Procida si avvicina dunque moltissimo alla zona dei mwwqCampi Flegrei, di cui fa geologicamente parte.

L'isola è infatti formata principalmente da mwwwtufo giallo e per il resto da tufo grigio, con tracce di altri materiali vulcanici quali, ad esempio mwxabasalti.

L'isola era anticamente (sicuramente ancora in epoca romana) collegata da una stretta mwxgfalesia alla vicina mwxwisola di Vivara. Ipotesi più controverse giungono a immaginare un collegamento in epoca preistorica con il mwyaMonte di Procida in terraferma o, più difficilmente, un ulteriore collegamento ancora precedente con l'mwyqisola d'Ischia.

Origini del nome

L'attuale nome dell'isola deriva da quello di mwzaepoca romana mwzqProchyta.

Secondo una prima ipotesi questo nome deriva da mwzwPrima Cyme, ovvero "prossima a Cuma", come doveva apparire l'isola ai mwaacoloni greci nella migrazione dall'isola d'Ischia a mwaqCuma.

Un'altra ipotesi fa derivare il nome dal mwawgreco mwbapròkeitai (mwbqπρόκειται), cioè "giace", in considerazione di come appare l'isola, vista dal mare.

Secondo un'altra ipotesi ancora, invece, tale nome deriverebbe dal verbo greco mwbwprochyo, in latino mwcaprofundo: l'isola sarebbe stata infatti mwcqprofusa, messa fuori, sollevata dal fondo del mare o dalle profondità della Terra.

mwcwDionigi di Alicarnasso, nel suo mwdamwdqArcheologia Romana volle far derivare il nome da quello di una nutrice di mwdgEnea, da lui qui sepolta quando vi approdò.

Un'ulteriore spiegazione etimologica ne riconduce il nome all'aggettivo proto-latino mweapraecidaneus ("vendemmiale"), bene attagliandosi questo alle caratteristiche dell'isola, la quale, poiché non offriva agli antichi villeggianti né passatempi termali, come invece la vicina Baia, né cittadini, era probabilmente da questi frequentata solo in occasione della vendemmia delle sue ancor oggi ottime uve. In effetti, prima di cominciare a tagliare i nuovi frutti maturi, era d'uso sacrificare a mweqCerere, dea della terra, un'agnella o una scrofa, da cui appunto il verbo l. mwegpraecaedo (gr.mwewπροχέω), dal significato appunto di "sacrifico prima".cite-ref-8[8]

Secondo il mwgqmito greco qui avvenne inoltre la lotta tra i mwgggiganti e gli dei, e come mwgwTifeo e mwhaAlcioneo finirono rispettivamente sotto il mwhqVesuvio e Ischia, così mwhgMimante fu posto sotto l'isola di Procida.

Storia

Antichità

Recenti ritrovamenti archeologici sulla vicina mwlgisola di Vivara (un tempo collegata a Procida) fanno ritenere che l'isola fosse già abitata intorno al XVI - XV secolo a.C., probabilmente da coloni mwlwMicenei.

Sicuramente, intorno al VIII secolo a.C. Procida fu abitata da coloni Calcidesi dell'isola di mwmqEubea; a questi subentrarono in seguito i Greci di mwmgCuma, la cui presenza è confermata sia da rilevamenti archeologici che dalla toponomastica di diversi luoghi dell'isola.

Durante la mwnadominazione romana, Procida divenne sede di mwnqville e di insediamenti sparsi sul territorio; sembra comunque che in questa epoca non esistesse un vero e proprio centro abitato: l'isola fu più probabilmente luogo di villeggiatura dei patrizi romani e di coltura della vite. mwngGiovenale, nella terza delle sue mwnwSatire, ne parla come di un luogo atto ad un soggiorno solitario e tranquillo.

Medioevo

Dopo la mwowcaduta dell'Impero romano d'Occidente, l'isola subì le devastazioni dei mwpaVandali e dei mwpqGoti; non cadde invece mai in mano mwpglongobarda, rimanendo sempre sotto la giurisdizione del duca bizantino (poi autonomo) di mwpwNapoli, nel territorio della mwqaContea di Miseno.

In quest'epoca l'isola cominciava intanto a mutare radicalmente la sua composizione demografica, divenendo luogo di rifugio per le popolazioni in fuga dalle devastazioni dovute all'invasione longobarda prima e, in seguito, alle scorrerie dei pirati mwqgsaraceni. In particolare, sembra che l'isola abbia accolto le ultime popolazioni in fuga dal porto di Miseno, distrutto dai Saraceni nell'850. Tuttavia, un documento databile tra il 592 e il 602 riguardante un tributo in vino lascia intuire come già in questa epoca esistesse sull'isola un insediamento stabilecite-ref-parascandolo-9-0[9].

Mutava radicalmente anche l'aspetto dell'isola: al tipico insediamento "diffuso" di epoca romana faceva posto un borgo fortificato tipico dell'mwsaetà medievale. La popolazione si rifugiò infatti sul promontorio della Terra, naturalmente difeso da pareti a picco sul mare e in seguito più volte fortificato, mutando così il nome prima in Terra Casata e poi in quello odierno di Terra Murata.

Con la conquista mwsgnormanna del meridione d'Italia, Procida sperimentò anche il dominio mwswfeudale; l'isola, con annessa una parte di terraferma (il Monte di Miseno, poi detto mwtaMonte di Procida), venne assoggettata alla famiglia di origine salernitana dei mwtqDa Procida (che dall'isola presero il nome), che controllarono l'isola per oltre due secoli. Di questa famiglia l'esponente di maggior spicco fu sicuramente mwtgGiovanni da Procida, terzo (III) con questo nome, consigliere di mwtwFederico II di Svevia e animatore della rivolta dei mwuaVespri siciliani.

Durante la guerra del Vespro l'isola fu infatti controllata dalla flotta del re aragonese di Sicilia ben 14 anni, dal 1286 al 1299, pur subendo diversi assedi da parte degli mwugAngioini di Napoli, che riuscirono a rientrare a Procida solo quando, dopo la morte di Giovanni da Procida, il suo figlio secondogenito, Tommaso da Procida, passò nel campo angioino.

Nel 1339, comunque, l'ultimo discendente dei Da Procida vendette il feudo (con l'mwvqisola d'Ischia) alla famiglia napoletana dei mwvgCossa, famiglia di ammiragli fedele alla dinastia francese dei mwvwD'Angiò, allora regnante su mwwaNapoli. Dei Cossa, esponente di maggior rilievo fu mwwqBaldassarre Cossa, eletto mwwgantipapa nel 1410 con il nome (poi ignorato nella storiografia vaticana) di mwwwGiovanni XXIII.

In quest'epoca l'economia dell'isola rimaneva sempre prevalentemente legata all'mwxqagricoltura, con una lenta crescita delle attività legate alla mwxgpesca.

Epoca moderna

Durante la dominazione di mw0aCarlo V a Napoli l'isola fu confiscata all'ultimo mw0qCossa e concessa in feudo alla famiglia dei mw0gd'Avalos d'Aquino d'Aragona (1529), fedele alla mw0wcasa d'Asburgo. Il primo feudatario fu appunto mw1aAlfonso d'Avalos, marchese del Vasto e generale di Carlo V, cugino di mw1qFernando Francesco d'Avalos.

Iniziano in questo periodo le incursioni dei mw1wcorsari barbareschi, incentivate dalla lotta tra gli mw2aOttomani e l'impero spagnolo. Molto documentata e cruenta fu l'incursione del 1534 ad opera del corsaro mw2qKhayr al-Din, detto il Barbarossa, conclusasi con devastazioni e con un gran numero di procidani deportati come schiavi. Incursione che volle poi ripetere nel 1544.

Il suo successore, mw3aDragut, fece sì che l'isola fosse nuovamente devastata nel 1548, nel 1552, nel 1558 e nel 1562. Un'ulteriore incursione barbaresca è documentata nel 1585.

Testimonianze di questo periodo sono le mw4gtorri di avvistamento sul mare, diventate in seguito il simbolo dell'isola, una seconda cinta muraria attorno al borgo della Terra Murata e l'inizio della costruzione, promossa dal cardinale mw4wInnico d'Avalos d'Aragona, del Castello D'Avalos (1563), ad opera degli architetti mw5aGiovan Battista Cavagna e Benvenuto Tortelli. Un miglioramento delle condizioni di vita nell'isola si ebbe tuttavia solo dopo la mw5gbattaglia di Lepanto (1571) che ridusse di molto le attività della marina ottomana nel Mediterraneo occidentale, permettendo, finalmente, la nascita nell'isola di un'economia legata alla marineria.

Nel XVII secolo l'isola venne occupata dalla flotta francese comandata da mw6aTommaso Francesco di Savoia, sullo sfondo delle vicende legate alla rivolta di mw6qMasaniello e della nascita della seguente mw6gRepubblica.

Con l'avvento dei mw7aBorbone nel mw7qRegno di Napoli, nel 1734, si aveva intanto un ulteriore miglioramento delle condizioni socio-economiche dell'isola, dovuto anche all'estinzione della feudalità nel 1744 per opera di mw7gCarlo III, che inserì Procida tra i beni allodiali della corona, facendone una sua riserva di caccia.

In questo periodo la marineria procidana si avvia verso il suo periodo di massimo splendore, accostando a questa anche una fiorente attività cantieristica: fino a tutto il secolo successivo, vengono varati nell'isola bastimenti e brigantini che affrontano la navigazione oceanica; verso la metà del XIX secolo circa un terzo di tutti i "legni" di grande cabotaggio del meridione d'Italia proviene da cantieri procidani.

La popolazione ascende fino ad un massimo di circa 16000 persone sul finire del XVIII secolo, ovvero circa una volta e mezza la popolazione attuale.

Nel 1799 Procida prende parte alle sommosse che portano alla proclamazione della mw9gRepubblica Napoletana; con il ritorno dei Borbone, pochi mesi dopo, mw9wdodici Procidani, tra i più influenti e in vista dell'isola, vengono impiccati per questo nella stessa piazza dove era stato issato l'mw-aalbero della libertà.

Negli anni successivi (e in particolare nel "decennio francese"), l'isola vede diverse volte la guerra passare sul suo territorio con pesanti scontri e devastazioni, a causa della sua basilare posizione strategica nella guerra sul mare, contesa tra Francesi e Inglesi; le cronache riportano che nel solo 1809 circa 4000 persone abbandonarono l'isola al seguito delle navi inglesi sconfitte al termine della sesta coalizione antifrancese.

Anche per questi motivi, nel 1860 la caduta dei Borbone e l'unificazione italiana vengono accolte favorevolmente dalla popolazionecite-ref-parascandolo-9-1[9].

XX secolo

Il XX secolo vede la crisi irreversibile della cantieristica procidana, sotto la concorrenza dei grandi agglomerati industriali: l'ultimo grande brigantino procidano viene varato nel 1891.

Nel 1907 inoltre, Procida, a seguito di un referendum, perde il suo territorio di terraferma, che diventa un comune autonomo denominato mwaqcMonte di Procida.

Nel 1957 l'isola viene raggiunta dal primo acquedotto sottomarino d'Europa, mentre negli ultimi decenni, la popolazione, fino agli anni trenta decrescente, comincia lentamente a risalire.

L'economia rimane in gran parte legata alla marineria accanto alla crescita, negli ultimi anni, dell'industria mwaqoturistica.

XXI secolo

Il 18 gennaio del 2021 Procida è stata nominata mwaq0Capitale italiana della cultura per il 2022.

Simboli

Lo stemma è stato riconosciuto con DPCM del 31 agosto 1956 e vi sono raffigurate tre mwaratorri culminanti con una casamatta, quella centrale è più ampia delle laterali, fondate sulla superficie increspata del mwaremare.cite-ref-10[10] Il gonfalone, concesso con DPR del 22 gennaio 1957cite-ref-11[11], è un drappo partito di rosso e di bianco.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

• Abbazia di San Michele Arcangelo (Procida) (XI secolo)
• mwasuChiesa di San Leonardo (XVI secolo)
• Chiesa della Santissima Annunziata (XVI secolo)
• Chiesa di Sant'Antonio da Padova (XVII secolo)
• Chiesa di San Giuseppe (XIX secolo)
• Chiesa di Santa Maria delle Grazie (XVII secolo)
• Chiesa di San Rocco (XVI secolo)
• Chiesa di San Tommaso d'Aquino (XIX secolo)
• Chiesa di San Vincenzo (XVI secolo)
• Chiesa sconsacrata Santa Margherita Nuova
• Chiesa sconsacrata di San Giacomo (XVII secolo)
• Chiesa sconsacrata di Santa Maria della Purità (XVII secolo)
• Cappella di Santa Maria degli Agonizzanti (secolo XIX)

Architetture civili

• Palazzo Ambrosino di Bruttopilo-Borgogna (XX secolo)
• Palazzo Annecchino (XVII secolo, via Vittorio Emanuele 116)
• Palazzo Bormioli (XIX secolo, via Principe Umberto 86)
• Palazzo D'Ambrosio (XIX secolo, via Vittorio Emanuele 171)
• Palazzo D'Avalos (XVI secolo)
• Palazzo Di Costanzo (XVII secolo, via Giovanni da Procida 351)
• Palazzo Ferrajoli (XV secolo, via Marcello Scotti 22)
• Palazzo Galatola-Costagliola (XIX secolo, via Principe Umberto 71)
• Palazzo Guarracino (XVIII secolo, via Centane 38)
• Palazzo in via Principe Umberto 56 (XIX secolo)
• Palazzo in via Vittorio Emanuele 227 (XVIII secolo)
• Palazzo Manzo (XVII secolo, via Vittorio Emanuele 184)
• Palazzo Massa-D'Ambrosio
• Palazzo Mazzella Di Bosco (XVIII secolo, via Regina Elena 23)
• Palazzo Mazzella- Lieto (XVII secolo, via Regina Elena)
• Palazzo Mignano-De Iorio (XVII secolo, Salita Castello 12)
• Palazzo Montefusco, detto anche Merlato (XII secolo, via Roma 127)
• Palazzo Porta (XV secolo, via Flavio Gioia 14)
• Palazzo Rosato (via Vittorio Emanuele 59)
• Palazzo Scotti (XVII secolo, via Vittorio Emanuele 204)
• Palazzo Scotti Galletta (XVIII secolo, via Vittorio Emanuele 210)
• Palazzo Scotto Lachianca (XIX secolo, via Vittorio Emanuele 250)
• Villa Angelina (XX secolo, via Marcello Scotti)
• Villa Eldorado (via Vittorio Emanuele)
• Villa Lavinia (XVIII secolo)
• Villa Scotto di Jonno (via Regina Elena)
• Villa Sofia (XVIII secolo, via Guglielmo Marconi 1-3)

Altro

• Monumento ad mwatoAntonio Scialoja, di mwatsGiulio Tadolini
• Monumento ai Caduti, di Tommaso Vicari
• Stazione Marittima di Procida intitolata a Fabrizio Borgogna

Aree naturali

• mwauiIsola di Vivara, di proprietà privata è un esempio di conservazione della flora e fauna mediterranea, dal 2002 riserva naturale statale. Sull'isolotto sono stati trovati i resti di un villaggio miceneo del XV secolo a.C., con campagne di scavo ancora in corso a cura dell'mwaumuniversità Suor Orsola Benincasa. Nel XVII secolo vi fu costruito un casino di caccia.
• mwauuArea marina protetta Regno di Nettuno, zona di particolare tutela dell'ecosistema marino localizzata tra Procida, Vivara e Ischia.

Architettura ed urbanistica popolare

Fra l'mwavyalto medioevo e il mwavcXVIII secolo si sviluppa, nell'isola di Procida, un particolare esempio di architettura generalmente definita spontanea ma più correttamente dal carattere popolare, legata cioè alla comunità del luogo, che si sviluppa secondo codici costruttivi ben codificati.

Tra gli elementi più caratteristici ci sono sicuramente l'mwavkarco e la scala rampante (o a mwavsdorso d'asino). L'arco ha funzione di ingresso (o meglio, di passaggio tra la strada e l'abitazione), mentre ai piani superiori delimita un particolare terrazzo, chiamato localmente mwavwvèfio (da un antico tedesco mwav0waif), vero simbolo dell'abitazione tipica dell'isola. La scala rampante, detta anche a “collo di giraffa”, appoggiata sull'arco stesso, risulta la soluzione più comune per raggiungere i piani superiori. Esempio di tali tipologie si concentra nel Casale Vascello (XVI sec.), e negli altri “casali” situati nel centro storico.

Le mwav8volte sono sempre a mwawavela o, più frequentemente nelle zone rurali, a mwawebotte.

Altro elemento caratteristico è rappresentato dal colore: le costruzioni sono generalmente dipinte con un certo gruppo di tonalità pastello ben definite, assortite in maniera che due case vicine molto difficilmente abbiano colori simili, con il risultato di una policromia caratteristica. Secondo la tradizione, tale particolarità deriva dal desiderio dei pescatori di voler riconoscere la propria casa anche lontano dal mare. Tale ipotesi tuttavia non ha mai avuto alcuna conferma.

L'architettura popolare si radica sul territorio con uno schema urbanistico particolare ed originale che, riprendendo modelli di sviluppo dell'epoca (dall'impianto svevo di Terra Murata al sistema delle grancìe rurali di matrice benedettina fino all'edilizia di strada settecentesca) li miscela in una sintesi legata all'ambiente naturale locale e alla cultura materiale.

Società

Evoluzione demografica

Nel grafico al lato viene mostrato l'andamento della popolazione di Procida negli ultimi cinque secoli. Il grafico è stato costruito unendo e confrontando i dati riportati da Michele Parascandolocite-ref-parascandolo-9-2[9], Sergio Zazzeracite-ref-13[13] e l'ISTAT. I dati fino al 1907 comprendono anche mwaxmMonte di Procida, prima di allora appartenente al comune e colonizzato a partire dal XVIII secolo.

Si può notare il forte sviluppo demografico del XVII e XVIII secolo contrapposto alla relativa stabilità degli ultimi due secoli (a parte la scissione del comune), dovuta ad una crescita naturale bilanciata da movimenti migratori verso la terraferma. Si nota anche il brusco crollo della popolazione in epoca napoleonica, a causa delle guerre e dei massicci spostamenti di popolazione che ne derivarono.

Nel secondo grafico vengono invece mostrati i soli dati ufficiali ISTAT. In questo caso i dati di prima del 1907 sono relativi alla sola isola di Procida. Si nota anche in questo caso una relativa stabilità, accanto ad una leggera crescita della popolazione negli ultimi decenni.

Abitanti censiticite-ref-14[14]

Etnie e minoranze straniere

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2018 i cittadini stranieri residenti a Procida erano 350, corrispondenti al 3,3% della popolazione. Le nazionalità maggiormente rappresentate erano:

1. mwax8Bulgaria 120 1,1%
2. mwayeUcraina 98 0,9%
3. mwaymPolonia 21 0,2%
4. mwayuFrancia 15 0,1%
5. mwaycRomania 14 0,1%
6. mwaykBrasile 13 0,1%
7. mwaysSri Lanka 12 0,1%

Tradizioni e folclore

Settimana Santa

Sono molto seguite nell'isola le manifestazioni religiose legate al periodo della mwaaeSettimana Santa prima di mwaaiPasqua; molto suggestive, tra queste, la mwaamProcessione degli Apostoli del mwaaqGiovedì santo e la mwaauProcessione dei Misteri del mwaayVenerdì Santo.

La processione degli "Apostoli Incappucciati" è organizzata dall'Arciconfraternita dei Bianchi, fondata nel mwaag1581 dal cardinale mwaakInnico d'Avalos d'Aragona. Terminata la celebrazione della mwaaolavanda dei piedi, i dodici "apostoli" (con la veste di confratello) si incappucciano e con una croce sulla spalla e una corona di spine sul capo sfilano in processione per le strade dell'isola, preceduti dal "mwaascenturione", e seguiti dai cerimonieri e dagli altri confratelli.

Il momento culminante dei riti della settimana si ritrova comunque nella mwaa0processione dei Misteri della mattina del mwaa4Venerdì Santo, talvolta anche indicata come mwaa8Processione del Cristo morto. Le origini del rito risalirebbero alla fine del mwabaXVI secolocite-ref-15[15], organizzata dalla Confraternita dei Turchini (fondata nel mwabu1629 dai mwabyGesuiti) fin dalla seconda metà del mwabcSeicento, periodo dal quale trae i suoi caratteri principalicite-ref-16[16]. Fino alla metà del mwabwXVIII secolo sarebbe stata essenzialmente una processione di mwab0flagellanticite-ref-17[17], trasformata da allora in una processione esclusivamente di mwaciMisteri, ovvero carri allegorici di carattere religioso.

Tratto caratterizzante della processione, oltre alla partecipazione massiva della popolazione isolana, è anche la presenza, accanto ai cosiddetti "Misteri fissi", utilizzati ogni anno e provenienti dalle diverse chiese dell'isola, anche di Misteri "variabili" o "mobili", preparati da singoli o da associazioni artistiche dell'isola, portati a braccia dai giovani vestiti della classica veste di "mwacqconfratello dei Turchini" per un percorso fisso, dal borgo più antico di mwacuTerra Murata fino al porto della mwacyMarina Grande.

Chiude la processione la statua del mwacgCristo morto opera dello scultore napoletano mwackCarmine Lantriceni. Nel generale silenzio, il suono della tromba e del tamburo caratterizza il passaggio della processione.

I Misteri

I mwadaMisteri sono carri allegorici di carattere religioso costruiti artigianalmente di anno in anno dai Procidani, talvolta riuniti in scuole artistiche dedicate. Sono generalmente costituiti da una o più tavole di legno (dette "basi") lunghe fino a 8 metri e larghe circa 2, sulle quali vengono allestite delle rappresentazioni scultoree, o meglio, interpretazioni simboliche di passi del Nuovo o del Vecchio Testamento, e in particolare della Passione di Cristo. I materiali utilizzati sono generalmente cartapesta, legno, plastica, polistirolo, e stoffa; tipica è la tecnica dello "stampo" che permette di riprodurre un oggetto tridimensionale utilizzando della cartapesta.

Generalmente durante la realizzazione (che può durare anche diversi mesi) i Misteri vengono tenuti celati al pubblico, in modo che possano essere visti per la prima volta direttamente durante la processione del venerdì Santo, e spesso subito dopo, nella giornata stessa, vengono immediatamente smontati o addirittura distrutti. Raramente, negli ultimi tempi alcuni di essi vengono conservati per alcuni mesi per renderli visitabili dai turisti nella stagione estiva.

Le realizzazioni vanno dalla classica "mwadmUltima Cena" fino a costruzioni molto più complesse, sia nel significato che nella realizzazione. Spesso i "Misteri" si rifanno a stili architettonici ed artistici di diverse epoche, grazie anche al largo uso di colonnati (alti oltre 4 metri).

Altro

Ogni estate, tra luglio e agosto, viene eletta la mwadyGraziella, ovvero una giovane procidana che indossa il tipico costume dell'isola, rifacendosi alla storia raccontata nell'omonimo romanzo di Alphonse De Lamartine.

Sempre nel periodo estivo, inoltre, viene assegnato il premio letterario dedicato a mwadgElsa Morante e al suo romanzo mwadkL'isola di Arturo.

Cultura

«Ah, io non chiederei di essere un gabbiano, né un delfino; mi accontenterei di essere uno scorfano, ch'è il pesce più brutto del mare, pur di ritrovarmi laggiù, a scherzare in quell'acqua.»


Procida nella letteratura

L'isola fu già descritta, in epoca classica, tra gli altri da mwaemGiovenale, da mwaeqStazio e da mwaeuVirgilio.

Nella letteratura mwaecvolgare, Procida diviene la scena della sesta mwaegnovella della quinta giornata del mwaekmwaeoDecameron di mwaesGiovanni Boccaccio, in cui, sullo sfondo della guerra del Vespro, si narra l'amore di mwaewGian da Procida, nipote di Giovanni da Procida, per la giovane mwae0Restituta.

Ancora più recente è il romanzo mwae8mwafaGraziella scritto da mwafeAlphonse de Lamartine, (dal quale è stato tratto l'mwafiomonimo film nel mwafm1955), venuto a Procida dalla mwafqBorgogna nella prima metà del mwafuXIX secolo.

Nel mwafcXX secolo è invece celebre mwafgmwafkL'isola di Arturo (mwafo1957), una delle maggiori opere di mwafsElsa Morante, scrittrice alla quale è inoltre dedicato un mwafwpremio letterario, assegnato nell'isola da diversi anni.

Procida nel cinema

Passando al cinema, Procida è stata scelta come set cinematografico per un grande numero di film, soprattutto per i suoi panorami e la sua architettura tipica mediterranea: tra questi si possono citare, come esempi, mwaf8mwagaIl postino, con mwagePhilippe Noiret e mwagiMassimo Troisi, mwagmmwagqIl talento di Mr. Ripley, con mwaguMatt Damon, mwagymwagcFrancesca e Nunziata, con mwaggSophia Loren e mwagkGiancarlo Giannini, o mwagomwagsDelitto in pieno sole, con mwagwAlain Delon. Il Castello D'Avalos fornisce invece l'ambientazione per il carcere del film drammatico mwag0mwag4Detenuto in attesa di giudizio, con mwag8Alberto Sordi.

A Procida si tiene il Procida Film Festivalcite-ref-18[18], un concorso cinematografico diviso in cinque sezioni: 1. Cortometraggi; 2. Documentari; 3. Film d’animazione; 4. Sezione riservata a studenti di Università, Accademie e Scuole di cinema; 5. Cortometraggi ambientati nelle isole minori.

Cucina e prodotti tipici

Nella mwahccucina procidana fanno da padrone i prodotti della terra (in particolare mwahgcarciofi e mwahklimoni) e del mare.

Il mwahslimone procidano ha la particolarità di essere molto grande, poco acre e con lmwahw'mwah0albedo (la parte bianca compresa tra la buccia e la polpa) molto sviluppato. Uno dei piatti più particolari in cui viene utilizzato questo prodotto è la tradizionale mwah4insalata di limoni, fatta con limoni di Procida a tocchetti, cipolla, olio, peperoncino, sale e menta. Ottima anche la produzione del classico mwah8limoncello.

Molto particolare anche la pasta detta mwaiepescatora povera, nella quale si utilizzano peperoncini verdi fritti ed mwaiialici.

Tra i dolci della tradizione troviamo il mwaiqcasatiello dolce, una sorta di ciambella tipicamente pasquale lievitata con il lievito madre solitamente utilizzato per il pane. Più moderna invece è la mwaiulingua, un dolce composto da pasta sfoglia ripiena di crema pasticciera e ricoperto di zucchero.

Musei

• Museo Civico di Procida
• Museo Casa di Graziella, ricostruzione storica della casa di Graziella, protagonista del romanzo di Alphonse de Lamartine. Sito al secondo piano del Palazzo della Cultura (ex Conservatorio delle Orfane) a Terra Murata.
• Museo del Mare, sito nel palazzo storico dell’Istituto Nautico “Francesco Caracciolo” di Procida.
• Palazzo D'Avalos
• Abbazia di San Michele

Capitale italiana della cultura

Il 18 gennaio 2021 è stata designata dal mwajaMinistero dei beni e delle attività culturali e del turismo quale mwajeCapitale italiana della cultura per l'anno 2022.cite-ref-19[19]

Economia

L'isola si trova attualmente in un periodo di forti trasformazioni nella sua struttura economica. La mwakemarineria, sebbene in forte calo, rimane ancora uno dei maggiori settori di occupazione, con persone di tutte le fasce di età impiegate come mwakiufficiali di coperta o mwakmdi macchine su navi mercantili delle maggiori mwakqcompagnie marittime di tutto il mondo, continuatori di una tradizione secolare. Tuttavia negli ultimi anni, la sempre maggiore automazione presente in ambito meccanico, unita ad un sempre maggiore utilizzo di lavoratori di paesi emergenti nell'ambito del mwakutrasporto marittimo, ha fatto sì che questa fonte di reddito perdesse importanza relativa nell'isola.

Accanto alla marineria, negli ultimi anni si è cercato di favorire lo sviluppo dell'industria mwakcturistica, sebbene in questo settore i risultati, pure incoraggianti, siano stati inferiori alle attese, soprattutto se guardati sullo sfondo di vicine mete turistiche quali mwakgIschia, mwakkCapri o mwakoSorrento. Ciò sicuramente non per la mancanza di attrattive (in particolare storiche o naturalistiche), ma più probabilmente per l'assenza di una solida tradizione imprenditoriale in tal senso, nonché per la forte carenza di strutture ricettive.

Non prevista, si è dunque affiancata al turismo e alla marineria la nascita di un ceto impiegatizio che si manifesta soprattutto attraverso fenomeni di mwakwpendolarismo verso l'isola d'Ischia o la vicina terraferma, fenomeno assolutamente nuovo nella storia economica dell'isola.

Quote marginali della popolazione attiva si dedicano alla mwak4pesca commerciale, con una discreta flotta peschereccia, mentre quote ancora inferiori sono dedite alla cantieristica o all'agricoltura.

Amministrazione

| Periodo | Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| 21 novembre 1993 | 9 giugno 1996 | Antonio Capezzuto | Forza Italia | Sindaco | |
| 9 giugno 1996 | 16 aprile 2000 | Luigi Muro | Alleanza Nazionale | Sindaco | |
| 16 aprile 2000 | 3 aprile 2005 | Luigi Muro | Alleanza Nazionale | Sindaco | |
| 3 aprile 2005 | 28 marzo 2010 | Gerardo Lubrano Lavadera | Indipendente di centrodestra | Sindaco | |
| 28 marzo 2010 | 31 maggio 2015 | Vincenzo Capezzuto | Il Popolo della Libertà | Sindaco | |
| 31 maggio 2015 | in carica | Raimondo Ambrosino | Lista civica | Sindaco | |

Gemellaggi

• mwaluCesa

Gemellaggio con il Comune di Cesa

Un gemellaggio che nasce in nome dell’mwalsAsprinio e della similitudine delle alberate di Procida con quelle esistenti nel comune di mwalwCesa, in provincia di mwal0Caserta. L'idea del gemellaggio fu proposta dal noto giornalista procidano mwal4Antonio Lubrano.

Gemellaggio con il Comune di San Giorgio a Cremano

L’idea parte dal legame che unisce le due città con l’attore mwameMassimo Troisi (l'attore girò a Procida alcune scene del suo ultimo film mwamiIl postino) e che affonda le radici nel periodo borbonicocite-ref-20[20].

Sport

A Procida sono presenti alcune società sportive che partecipano a campionati agonistici provinciali e regionali. Notevole è la tradizione della pallavolo maschile: la squadra isolana ha militato per alcuni anni in campionati di serie B nazionale e per diverse volte in serie C. In quanto al calcio, la prima squadra partecipa al campionato di Promozione regionale.

Note

cite-note-11. ISTAT - Altitudine del centro (metri) - 30 ott 2009
cite-note-template-divisione-amministrativa-abitanti-22. mwanqmwanumwanyBilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su mwancdemo.istat.it, mwangISTAT.
cite-note-divamm-sismica-32. mwanwmwan0mwan4Classificazione sismica (mwan8mwaoaXLS), su mwaoerischi.protezionecivile.gov.it.
cite-note-template-divisione-amministrativa-gradi-giorno-43. mwaoumwaoymwaocTabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (mwaogmwaokPDF), in mwaoociterefmwaosLeggemwaow mwao026 agosto 1993, n. 412, allegato A, mwao4Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p.mwao8 151. mwapaURL consultato il 25 aprile 2012 mwape(archiviato dall'mwapiurl originale il 1º gennaio 2017).
cite-note-55. mwapy mwapcmwapgBruno Migliorini mwapket al., mwapomwapsScheda sul lemma "Procida"mwap4, in mwaqymwaqcDizionario d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2010, mwaqgISBNmwaqk 978-88-397-1478-7.mwaqs
cite-note-66. mwaq8mwaraLuciano Canepari, mwaremwariProcida, in mwarmmwarqIl DiPI: dizionario di pronuncia italiana, Bologna, Zanichelli, 1999, mwaruISBNmwary 88-08-09344-1.
cite-note-77. mwarsTesto della canzone mwarwmwar0'A Sirena di Salvatore Di Giacomo mwar4Archiviatomwar8 il 23 gennaio 2011 in mwasaInternet Archivemwase.
cite-note-88. Guglielmo Peirce, mwasyLe origini preistoriche dell'onomastica italiana. Pp. 325-326. Napoli, 2001.
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cite-note-1111. mwatomwatsmwatwProcida, su mwat0Archivio Centrale dello Stato. mwat4URL consultato il 2 ottobre 2024.
cite-note-124. Fondo mwauiPaolo Monti, mwaumBEIC
cite-note-1313. Sergio Zazzera - mwaucProcida. Storia, tradizioni e immagini - Ci.Esse.Ti (1984)
cite-note-1414. Dati tratti da: mwausmwauwmwau0mwau4mwau8Popolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (mwavamwavePDF), su mwaviebiblio.istat.it, mwavmISTAT. mwavqmwavumwavymwavcPopolazione residente per territorio – serie storica, su mwavgesploradati.censimentopopolazione.istat.it. Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
cite-note-1515. mwav0mwav4Zazzera,mwav8 p. 142.
cite-note-1616. mwawmmwawqMasucci, Vanacore,mwawu pp. 47-48.
cite-note-1717. mwawkmwawoParascandolo,mwaws p. 417.
cite-note-1818. mwaw8mwaxamwaxeProcida Film Festival, su mwaxiProcida Film Festival. mwaxmURL consultato il 1º settembre 2023.
cite-note-1919. mwaxcmwaxgmwaxkProcida capitale della cultura 2022., su mwaxorepubblica.it.
cite-note-2020. mwax4mwax8mwayaProcida Capitale della Cultura, gemellaggio con San Giorgio a Cremano nel nome di Massimo Troisi, su mwayeilmattino.it.

Bibliografia

• Michele Parascandolo. mwayuProcida. Dalle origini ai tempi nostri. Edizioni Benevento, 1893.
• Giancarlo Cosenza. mwaycGli spazi nell'architettura di Procida. Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1968.
• Sergio Zazzera. mwaykProcida. Storia, tradizioni e immagini. Ci.Esse.Ti., 1984.

Voci correlate
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Collegamenti esterni

• Sito ufficiale, su comune.procida.na.it.
• citerefbritannica-com(EN) Island of Procida, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.